Parigi magica

Referenze

Parigi magica

| Paola Rocco

Taffetà. “Presto, procurati una buona dose di taffetà e delle corde, e ti mostrerò uno dei più sbalorditivi fenomeni al mondo!” (lettera di Joseph Montgolfier al fratello Jacques, novembre 1782).

Eccezioni. Il centenario della Rivoluzione, secondo i francesi “l'evento più significativo della storia dell'umanità, con la possibile eccezione della nascita di Gesù Cristo” (E. Rutherfurd, Paris).

Tedeschi. Il padre di Gustave Eiffel, tedesco di Marmagen stabilitosi a Parigi all'inizio dell'Ottocento con un cognome talmente aspro (Bönickhausen) che decise di cambiarlo nel più dolce Eiffel, dai monti Eifel della Renana natia.

Pugnali. L'incontro tra Picasso e Dora Maar, davanti a un tavolino del caffè Les Deux Magots a Saint-Germain-des-Prés: lei sta pugnalando con un coltellino lo spazio tra un dito e l'altro della mano, aperta a ventaglio. A volte fallisce il colpo “e la mano comincia a sanguinare, ma lei resta impassibile”.

Padroni. “Io non sono l'amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone” (Dora Maar).

Cocci. “Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più divento artista, creatore. Con quanta minor fatica si sarebbe potuta vivere la vita, invece di fare dell'arte” (Vincent Van Gogh, lettera al fratello Théo, 29 luglio 1888).

Pietre/1. Nicolas Flamel, mago e alchimista collegato alla leggenda della pietra filosofale, menzionato da Hugo in Notre-Dame de Paris e fonte d'ispirazione per André Breton e il suo manifesto surrealista. Attivo nella Parigi del XIV secolo (dove si aggirava tra l'Ȋle de la Cité, il Louvre e rue de Montmorency), i suoi studi sulla lapis philosophorum, capace di trasformare i metalli in oro e di fornire l'elisir di lunga vita, “hanno appassionato generazioni di occultisti”. In Harry Potter e la pietra filosofale, l'autrice J. K. Rowling immagina che nel 1992 Flamel e la moglie (665 anni lui, 658 lei) vivano in Inghilterra, nel Devon. In realtà Flamel abitò al civico 51 di rue de Montmorency, “in quella che ancora oggi è considerata una delle più antiche case in pietra di Parigi”, e sposò una vedova di nome Pernelle (“più vecchia e più ricca di lui, che ebbe fama di alchimista ma anche di strega”), morendo nel 1418, alla rispettabile ma non eccezionale età di 89 anni. Alla moglie di Flamel Parigi ha intitolato una viuzza, rue Pernelle, che a poca distanza dal Louvre interseca quella dedicata al marito.

Pietre/2. La basilica del Sacro Cuore, sulla collina di Montmartre, “luogo iconico, intriso di mistero, dove si era depositata la polvere di mille leggende”. Per costruirla furono utilizzate le pietre della cava di Chȃteau-Landon, che quando piove trasudano un calcare che le protegge da polvere e smog: “Così la basilica, come per incanto, non annerisce mai, anzi dopo ogni pioggia risplende di più. Un primato che il Sacré-Cœur condivide con il Vittoriano di Roma: è il monumento più bianco d'Europa”.

La basilica del Sacro Cuore

La basilica del Sacro Cuore

Pietre/3. “Molte persone se la sono presa con la Gioconda, anche lapidandola come qualche anno fa, caso tipico di flagrante aggressione contro la propria madre. Leonardo, inconsciamente, ha dipinto un essere che riveste tutti gli attributi materni. Ha due grandi seni e posa su chi la contempla uno sguardo totalmente materno. Però sorride in modo equivoco... Ora cosa succede al povero infelice che è posseduto dal complesso di Edipo? Egli entra in un museo. Un museo è una casa pubblica. Nel suo subcosciente, è un bordello. In questo bordello vede il prototipo dell'immagine di tutte le madri. La presenza angosciante di sua madre che gli lancia uno sguardo dolce e gli rivolge un sorriso equivoco, lo spinge a un atto criminale. Commette un matricidio, prendendo la prima cosa che gli capita fra le mani, un ciottolo, e rovinando con esso il quadro. È una tipica aggressione da paranoico” (Salvador Dalì in Le journal d'un génie a proposito del lancio di un sasso contro il quadro, nel 1956).

Ritratti. “Non importa. Prima o poi le assomiglierà” (Pablo Picasso a chi gli faceva notare che il suo ritratto di Gertrude Stein non somigliava affatto a Gertrude Stein). 

Roulotte. Place Dauphine, a breve distanza dal Pont Neuf, il “sesso di Parigi” secondo André Breton, poeta e teorico del surrealismo che immaginò la città come una donna, “le lunghe gambe disegnate dal corso della Senna e la piazza triangolare che chiude l'Ȋle de la Cité come il pube”. Yves Montand e Simone Signoret abitavano al civico 15, in un piccolo appartamento detto la Roulotte, e sempre in place Dauphine, proprio alle spalle del leggendario quai des Orfèvres, “sorge la piccola e immaginaria Brasserie Dauphine” dove il commissario Maigret si ferma spesso a mangiare un boccone. In realtà la Brasserie Dauphine non esiste, ma a rue de Harlay, di fronte alla facciata del Palazzo di Giustizia, sempre sull'Ȋle de la Cité, si trovava il Café Restaurant aux Trois Marches, che Simenon frequentava regolarmente.

Place Dauphine

Place Dauphine

Letti. La casa in rue Lepic 98, a Montmartre, di Louis-Ferdinand Destouches, in arte Céline: l'autore di Viaggio al termine della notte ci abitò per diversi anni (per poi trasferirsi al civico 4 di rue Girardon, un minuto a piedi). “Era un piccolo appartamento in cima a una serie di scale buie. La camera da letto faceva anche da sala da pranzo. Quando la figlia nata dalle prime nozze, la piccola Colette, restava a dormire da lui, la mettevano a dormire in un lettino nello studio del padre... Alle altre bambine Colette mostrava orgogliosamente le scritte che coprivano interamente il muro sopra il letto. Erano nomi femminili accompagnati da una data e la bambina spiegava orgogliosamente: Hai visto? Mio padre è stato a letto con tutte queste donne” (G. Scaraffia, L'altra metà di Parigi - La Rive Droite).

Armadi. L'Armadio, il non vastissimo appartamento di Erik Satie, al civico 6 di rue Cortot.

Librerie. Sulle rive della Senna, le cassette dei bouquinistes, la più grande libreria all'aperto del mondo: meta abituale di Hemingway (alla ricerca di qualche romanzo americano a basso prezzo), in Midnight in Paris di Woody Allen vedono le passeggiate solitarie del protagonista Gil, sceneggiatore americano in visita a Parigi con la fidanzata Inez e i futuri suoceri (ndr). 

Ponti. Le Pont-Neuf, il celebre dipinto realizzato da Pierre Auguste Renoir nel 1872 e conservato alla National Gallery di Washington: l'uomo in primo piano è il fratello del pittore, Edmond. Appostato alla finestra di un caffè di fronte, Renoir gli aveva chiesto di “rallentare” i passanti (magari chiedendo loro dove si trovasse la tale via o il tale albergo) “in modo da rendergli più agevole la loro rappresentazione sulla tela”.

Le Pont-Neuf

Le Pont-Neuf

Gallette. La casa di Céline, proprio di fronte al Moulin de la Galette, una sala da ballo ricavata in un vecchio mulino di legno: si chiamava così per via della specialità della casa, gallette inzuppate nel vino. Fu il palcoscenico del debutto di Louise Weber, detta la Goulue (“la ballerina che fece esplodere la febbre del can-can esattamente come, parecchi decenni dopo, John Travolta avrebbe fatto esplodere quella del sabato sera”), prima del suo approdo al Rouge.

Conigli. Au Lapin Agile, Al Coniglio Agile, cabaret di proprietà di Frédéric Gerard, il Père Frédé dei cubisti cui serviva il pranzo, spesso in cambio di un disegno. Era stato André Gille a dipingere l'insegna della taverna-cabaret, con un coniglio che salta fuori dalla padella.

Disossati. Valentin le Désossé, chiamato così perché “la sua elasticità gli consentiva di effettuare dei veri e propri numeri di contorsionismo”: è sua la silhouette in primo piano nel manifesto di Toulouse-Lautrec che trasformò il Moulin Rouge in un'icona della Belle Époque (sullo sfondo, la vedette in calze rosse è ovviamente la Goulue). 

Il manifesto di Lautrec per il Moulin Rouge

Il manifesto di Lautrec per il Moulin Rouge

Decapitati. Saint Denis, il primo vescovo di Parigi, decapitato dai romani nel 250 nell'odierna Montmartre (all'epoca Mons Martyrum), insieme ai compagni Éleuthère e Rustique. A decretarne la condanna a morte erano stati i sacerdoti pagani (Montmartre era sacro ai druidi), sentendosi minacciati dal fervore del vescovo inviato dal papa a predicare il cattolicesimo. Dopo il martirio il santo, la propria stessa testa tra le mani, s'incamminò verso il luogo dove oggi sorge la basilica di Saint-Denis e prima di crollare fece in tempo ad affidarla a Catulla, nobildonna romana che riuscì a evitare che il cadavere venisse gettato nella Senna seppellendolo in un campo di sua proprietà (lo stesso dove poi sorse un santuario e, in seguito, la cattedrale gotica).

Miracolati. Le cours des miracles, corti dei miracoli, chiamate così perché “le finte infermità degli storpi e dei mendicanti, ostentate per impietosire i passanti, guarivano nel giro di una notte”, come per miracolo: “I ciechi riacquistavano la vista, i paralitici riprendevano l'uso delle membra, gli zoppi erano sanati”, scrive Paul Bru nella sua Histoire de Bicêtre (1890). La Gran Cour des miracles, nota come Fief d'Alby, si trovava nell'attuale II arrondissement, tra la rue du Caire, la rue des Petits Carreaux e la rue Réaumur. Alla fine del Settecento un editto reale dispose l'abbattimento di tutte le casupole di Fief d'Alby per costruirvi un mercato del pesce, ma i pescivendoli non ci vollero andare e così la zona fu occupata dai fabbri, da cui il nome di rue de la Forge.

Angeli. “Vengono spesso tra gli uomini senza che nessuno li veda; io stessa li ho visti molte volte in mezzo alla gente” (Giovanna d'Arco, la ragazza vestita di ferro, a proposito dell'aspetto degli angeli).

Grondaie. La galleria delle Chimere di Notre-Dame, il posto migliore per godere di una visione ravvicinata dei gargoyles, i mostri di pietra che si sporgono sull'abisso dalla sommità della cattedrale. In origine erano delle grondaie (gargoyle, dal francese antico gargoule, gola, è l'equivalente inglese dell'italiano doccione) e secondo una leggenda sarebbero in grado di destarsi dal loro sonno di pietra per difendere Notre-Dame da eventuali pericoli. 

Un gargoyle di Notre-Dame 

Tegole. Il Palazzo delle Tuileries, chiamato così perché sorgeva su alcune antiche fabbriche di fornaci per cuocere le tegole (tuiles) e bruciato fino alle fondamenta nei giorni della Comune di Parigi (sopravvissero invece i Giardini, progettati dal fiorentino Bernardo Carnesecchi su ordine di Caterina de' Medici, la Regina Nera).

Maledizioni/1. Il figlio di Ugo il Grande, incoronato re dei Franchi nel 987 e detto Capeto per via dell'abito da abate laico (dell'abbazia di San Martino in Tours) che indossava: la cappa di San Martino, appunto. Il titolo dette poi nome alla dinastia da lui inaugurata. Fu posto da Dante tra gli avari del Purgatorio, dove il poeta lo ascolta maledire la sua stessa stirpe, “invocando l'ira divina sui propri discendenti, mossi da insaziabile sete di potere (Io fui radice de la mala pianta / che la terra cristiana tutta aduggia / sì che buon frutto rado se ne schianta)”.

Streghe. Il passage de la Sorcière, passaggio della Strega: “luogo fuori dal tempo” a mezza strada tra rue Lepic e avenue Junot, a Montmartre. Legato al ricordo di un'anziana popolana, soprannominata la Strega dai bambini del posto, era famoso per ospitare una roccia che avrebbe preservato dalle pene d'amore chiunque vi poggiasse la mano. Privatizzato da diversi anni, il sentiero ospita oggi un albergo di lusso, che incombe sull'antico sentiero boscoso. 

Hotel. Il miserabile albergo di rue des Beaux-Arts 13, vicino all'École des Beaux Arts, dove Wilde trascorse gli ultimi giorni - col falso nome di Sebastian Melmoth - e dove morì, il 30 novembre 1900: “Si chiamava Hôtel d'Alsace e grazie al famoso decoratore Jacques Garcia sarebbe poi diventato uno degli alberghi più lussuosi di Parigi”. Oggi semplicemente L'Hôtel, ne Il danno di Josephine Hart vede la fuga romantica dei due giovani amanti, Martin e Anna, e il soggiorno solitario del padre di lui, piombato a Parigi sulle tracce della ragazza (con la quale sta avendo una storia alle spalle del figlio). “Caro come il fuoco e di gran moda, direi” è la descrizione fattane dalla madre di Martin (ndr).

La targa che ricorda la morte di Oscar Wilde all'Hôtel d'Alsace

Maledizioni/2. “È nascosto tra noi quell'infelice, reso celebre nel mondo per gli immondi errori... Io protesto a nome della gente per bene, in nome della gente che vuol vivere tranquilla...” (Matilde Serao, pseudonimo Gibus, sul Mattino, a proposito del soggiorno a Napoli di Oscar Wilde). 

Maledizioni/3. “Quel maledetto, quel benedetto, zoppicando batteva il suolo col pesante bastone dei vagabondi e degli infermi. Miserabile, gli occhi fiammeggianti sotto i cespugli delle sopracciglia, stupiva tutta la via con la sua brutale maestà” (Paul Valéry a proposito degli ultimi giorni di Verlaine). Consumato dall'alcolismo e dalla povertà, il Prince des Poètes morì l'8 gennaio 1896, a cinquantun anni; a Parigi abitava alle spalle del Panthéon, al quarto piano di rue Descartes 39. All'indomani della sua morte, un braccio della statua della Poesia, in cima all'Opèra, si staccò, schiantandosi al suolo proprio nel punto dov'era appena passato il carro funebre con le spoglie del poeta.

La morte di Luigi XVI in un disegno d'epoca

La morte di Luigi XVI in un disegno d'epoca

Maledizioni/4. “Jacques de Molay, sei vendicato!”: confuso tra la folla accorsa in place de la Révolution per assistere alla decapitazione di Luigi XVI (21 gennaio 1793), uno dei presenti urla queste parole nel momento esatto in cui il boia solleva in alto la testa mozzata del re. A oltre quattro secoli di distanza, la frase si salda all'oscura profezia pronunciata l'11 marzo 1314 dallo stesso de Molay, l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, prima di morire tra le fiamme nel rogo sull'Ȋle de la Cité assieme a Geoffrey de Charnay, tesoriere del Tempio. Arrestato all'alba del 13 ottobre 1307 con tutti gli altri Templari di Francia, prima d'esser giustiziato de Molay aveva predetto che la casa di Francia sarebbe stata dannata “fino alla tredicesima generazione”, chiamando inoltre “davanti al tribunale di Dio tanto il sovrano che lo aveva umiliato, Filippo IV, quanto il pontefice che lo aveva tradito, il debole Clemente V, e concedendo loro un anno di vita”.

Scuse. “Non l'ho fatto apposta”, le ultime parole della regina Maria Antonietta (senza volerlo, aveva pestato un piede al boia).

Notizie tratte da: Parigi magica, di Vittorio Del Tufo, Neri Pozza Editore, 2022.

 

Parigi magica 

Parigi magica

di Vittorio Del Tufo
Neri Pozza - 2022

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Paola Rocco

Paola Rocco

Autrice del romanzo giallo 'La carezza del ragno' e appassionata lettrice, scrive di mistery e venera Agatha Christie. Vive a Roma con il marito, la figlia e una gatta freddolosa detta Miss Poirot.

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