Giorgia Tribuiani (foto: Basso Carnassa)

Referenze

Blu: poesia di un’ossessione

| Giuseppe Di Matteo

Uno: lavorare un'ossessione ai fianchi e stenderla sul buio della carta. Due: prendere dalla cassetta degli attrezzi una scrittura innovativa e chiederle di non perdere mai la sua forza. Risultato: Blu di Giorgia Tribuiani, edito da Fazi (255 pag., 16 euro). Un'esplosione di creatività figlia di un talento puro che e fa ben sperare. E in effetti la forza di questo romanzo è tale da far pensare quasi a un battesimo, che in realtà c'è già stato nel 2018, anno in cui l'autrice ha esordito nel panorama editoriale italiano con Guasti, pubblicato dalla casa editrice Voland. Poco male: Blu è una guerra dichiarata a certi intrecci narrativi "rassicuranti" tipici dei best-sellers da ombrellone.  

I riflettori sono puntati su Blu, alias Ginevra (o forse è il contrario, ma che importa?), adolescente schiava della sua passione per l'arte e di fameliche pulsioni che la trascinano in un mondo impermeabile alle preoccupazioni di chi non ne fa parte. Chi le sta intorno, infatti, è condannato inesorabilmente a recitare la parte della comparsa. Vale per tutti (la famiglia, gli amici, perfino l'amore, che ha il profilo sgraziato di una palla al piede), tranne che per Dora, personaggio seducente ed enigmatico di cui Blu si innamora perdutamente durante un'esibizione di performance art. È a partire da quell'incontro, casuale ma decisivo, che la storia prende corpo e accelera vertiginosamente, raccontando nei minimi dettagli il farsi quasi poetico di un rapporto impossibile che si avviluppa intorno al ventre di pensieri proibiti e sogni irrealizzabili.

A dar loro corpo è una parola che assomiglia a uno spirito libero. Già l'idea di scrivere in seconda persona testimonia grande coraggio, oltre che notevole freschezza dal punto di vista dello stile. Ed è un po' come dividere il pane di un'intimità preziosa con il lettore, il quale non ha altra scelta che accettare le condizioni imposte dalla padrona di casa. Tribuiani lo sa e sembra quasi compiacersene: ciascun frame della quotidianità di Blu viene passato al vaglio della sua irreprensibile macchina da presa, che, a suon di flashback e continui smottamenti narrativi, confonde le carte e rende il suo personaggio problematico, irrisolto, a tratti tragico. In Blu/Ginevra c'è qualcosa della rabbia del giovane Holden di Salinger, ma i suoi contorni lentamente si sfilacciano fino a perdersi nella frammentarietà di cui è fatto il romanzo. Né serve il "tu" dell'autrice, che si propone di offrile infiniti scenari e perfino di salvarla dalle sue manie ossessive. Eppure alla fine qualcosa Blu imparerà, e forse ciò è sufficiente per assegnare a questo piccolo gioiello apparentemente inclassificabile la pallida etichetta di romanzo di formazione.

E veniamo alla scrittura, certamente il punto di forza di Blu: torrenziale, tagliente, nevrotica e impietosa ogni qual volta è necessario indugiare sui punti deboli dei personaggi. Tribuiani ama sperimentare (del resto è docente della scuola di scrittura creativa presso la Bottega di narrazione). E lo fa imbastendo un monologo quasi teatrale, che non si prende un minuto di pausa e svela il copione di una lotta interiore all’ultimo sangue tra Blu e il suo doppio. Ne vien fuori un equilibrio levigato fra due anime diverse, costrette a condividere la stessa prigione e a fare i conti con l'indifferenza di chi reclama una normalità senza cittadinanza. 

I dolori della giovane Blu (tanto per scomodare qualche classico) sarebbe stato un titolo altrettanto efficace per descrivere il tormento psicologico che attraversa l'anima del romanzo e di chi ci vive dentro. Ma forse è meglio così. Blu, da sola, come nella bellissima copertina, in uno spazio che si dilata all'infinito. Un po' ci assomiglia, ma è difficile disegnarla senza sfociare nella banalità. Tribuiani lo ha saputo fare in modo originale e con singolare ferocia. Per questo bisogna leggere il suo libro.

(Foto di copertina di Basso Carnassa)

 

 

Blu

di Giorgia Tribuiani
Fazi Editori (2021)

 

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